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E’ risaputo che la sigla (o acronimo) SEO significhi
Search Engine Optimization: Ottimizzazione per i Motori di Ricerca. Ma
che cosa vuol dire esattamente?
Per un motivo o per l’altro il termine SEO ha assunto svariati significati, secondo i
punti di vista del web master di turno. Da qualche tempo ormai se ne
parla molto, se ne straparla anzi, se ne abusa perfino e tutto questo
rumore che si è venuto a creare attorno al concetto SEO ha contribuito, seppur
inconsapevolmente, a creare confusione.
Da quello che si legge in giro per la rete, da come vengono scritti i
post, da come vengono redatti articoli di article
marketing e comunicati stampa, da come viene gestita la link
building, il concetto SEO
non è sempre lo stesso per tutti.
La soluzione al problema ci viene gentilmente offerta dalla semantica.
Vediamo come.
Search Engine: il Motore di Ricerca
Che cosa è un motore di ricerca? Sono ben pochi quelli che si sono
soffermati su questo significato.
Un motore di ricerca è uno strumento usato per
ricercare pagine web in base a determinate parole chiave. Come vengono
trovare queste pagine?
In breve, il motore lancia nella rete degli spider,
programmi che scandagliano il web in cerca di nuovi documenti. In base a
ciò che hanno trovato, vengono prodotte delle liste di risultati (serp).
Usando i propri
algoritmi, i motori decidono il ranking di quelle pagine, ossia la loro
posizione nei risultati.
E’ quindi una macchina, non un essere umano, e questa considerazione,
secondo me, ha portato ad un errore di fondo che viene commesso spesso
da chi scrive testi per il web: parlo di quelli che scrivono per i
motori di ricerca e non per i lettori.
Ho abbondantemente parlato del seo
copywriting, ma tornerò in futuro sull’argomento della
scrittura ottimizzata per il web, perché c’è altro da dire.
Optimization: l’Ottimizzazione
Tratto dal dizionario della lingua italiana Zingarelli:
Ottimizzare – Ricercare quella soluzione di un problema
in cui siano ridotti al minimo i rischi e i fattori negativi ed
esaltati
al massimo i vantaggi e i fattori positivi.
Il processo di ottimizzazione, quindi, è la ricerca
di soluzioni che riducano al minimo i rischi e i fattori negativi
(leggi: testo nascosto, eccessivo uso di parole chiave negli alt,
sovrabbondanza di parole chiave nel testo, ecc.) ed esaltino al massimo i
vantaggi e i fattori positivi.
Quali potranno mai essere questi vantaggi? Che i nostri testi siano
percepiti in tutto il loro valore dagli utenti.
E i fattori positivi? Che i nostri testi siano percepiti in tutto il
loro valore dai motori di ricerca.
Ottimizzare una pagina web significa renderla appetibile ai motori,
significa elevarla alla massima chiarezza, significa farle raggiungere
la massima efficienza nelle serp.
L’ottimizzazione di una pagina per i motori di ricerca prevede un
lungo lavoro, è come una seconda progettazione per il sito, anzi,
meglio, deve procedere di pari passo con la progettazione del sito.
Essa richiede determinate conoscenze informatiche che non tutti
possiedono: prima fra tutte la conoscenza del linguaggio HTML. Un sito
artigianale
non si scopre soltanto dalla grafica rozza e antiquata, ma anche dalla
scarsissima- e talvolta nulla o perfino letale- ottimizzazione delle
pagine web.
SEO =
Posizionamento?
Assolutamente no. L’ottimizzazione per i motori di ricerca è soltanto
il primo passo verso il lungo processo di posizionamento. E’ la base.
Rappresenta le fondamenta del posizionamento.
Si deve fare una distinzione fra interventi on-page ed
interventi off-page: dall’unione di queste due operazioni si
può dire di aver lavorato al posizionamento di un sito.
Potremmo dire che nel concetto SEO trovano posto gli interventi on-page e
che
nel termine posizionamento trovano invece posto quelli off-page, ma
sarebbe riduttivo, secondo me. Nel concetto di posizionamento è
implicito quello di ottimizzazione, dal momento che, come ho già detto,
l’ottimizzazione di una pagina web è soltanto il primo gradino per
raggiungere un buon posizionamento, anzi è il secondo, poiché il primo è
rappresentato senza dubbio dai contenuti.
Quindi, meglio ancora, possiamo sostenere che il posizionamento
prevede l’ottimizzazione delle pagine web, quindi interventi on-page, e
tutta una serie di interventi esterni al sito, ossia off-page.
SEO, quindi,
non è uguale a posizionamento, ma è anche posizionamento: il
suo concetto completa quello di posizionamento.
SEO Friendly è
User Friendly?
Che cosa si intende per SEO
friendly? Letteralmente significa amichevole verso… i motori di
ricerca? Non proprio, search engine friendly è
amichevole verso i motori. SEO friendly è ben disposto verso
l’ottimizzazione per i motori di ricerca, o anche verso tutto ciò che
riguarda il concetto SEO.
Questo non significa che per costruire un sito o una pagina web siano
richiesti chissà quali artifici. Amici dei motori di ricerca non
significa creare un sito per i motori di ricerca. Significa
strutturare un sito secondo precise regole di usabilità e semantica.
Significa tenere conto della tassonomia, ossia della
classificazione degli argomenti: ordinarli in maniera sistematica
migliora l’ottimizzazione delle pagine e la fruizione delle
informazioni.
E user friendly? Significa facile da usare per
l’utente, in genere, ma un sito user friendly è un sito che tiene ai
propri utenti, che è stato sviluppato in funzione degli utenti, usabile e
facilmente navigabile.
SEO friendly e
user friendly dovrebbero essere la stessa cosa, così come la search
engine optimization dovrebbe essere la user
optimization.
Utente e Motore di Ricerca: dicotomia o sodalizio?
L’utente e il motore di ricerca devono essere lo stesso obiettivo
oppure due distinti obiettivi? C’è ancora chi è convinto che bisogna
scrivere per i motori di ricerca, effettuando così una netta dicotomia
fra i due, mentre l’uno, l’utente, è il destinatario dei testi e dei
siti, e l’altro, il motore di ricerca, è soltanto lo strumento per
trovare un sito.
Il sito è quindi realizzato per l’utente:
L’utente usa un motore di ricerca per trovare il sito:
Creando un sito per i motori di ricerca si commette un gravissimo
errore, visibile da quest’altra immagine:
Si salta l’utente. L’utente scompare totalmente dalla scena. L’uomo
(lo pseudo-seo) costruisce una macchina (il sito web) per un’altra
macchina (il motore di ricerca).
L’esempio del guidatore e del navigatore
Considerate l’utente come un uomo a bordo di un veicolo che, con un
navigatore (il motore di ricerca), percorre una strada per recarsi in un
luogo (il sito).
Forse i tanti luoghi della terra sono stati costruiti in funzione dei
navigatori? Di certo sono stati ottimizzati per i veicoli, perché hanno
strade, parcheggi, semafori, ecc. Ma i luoghi sono stati creati per
l’uomo.
Ecco, un sito è un luogo. Il termine stesso “sito” significa “luogo
virtuale”, non certo “servizio per i motori di ricerca”.
“Il” SEO o
“la” SEO?
Leggendo in rete si usa indifferentemente l’articolo maschile e
quello femminile riferendosi all’acronimo SEO. Ma qual è l’articolo
corretto?
In inglese è femminile: search engine optimization. E così in
italiano: ottimizzazione per i motori di ricerca. Quindi, se ci
riferiamo alla pura abbreviazione SEO, dovremmo usare il femminile.
Ma credo che si usi spesso il maschile perché ci si riferisce all’universo
SEO,
inteso non solo come mero insieme delle operazioni di ottimizzazione, ma
anche come insieme delle strategie di posizionamento.
Quando invece si parla di esperti SEO, di blog SEO, di plugin SEO, ecc.,
inconsapevolmente non si pensa né al
maschile né al femminile, anche se sempre di femminile si tratta, in
quei casi.
Che cosa NON è SEO
- SEO
non è parole chiave a tutti i costi: usare parole chiave come
fossero semi da piantare, nella vana speranza che attecchisca un ottimo
ranking, non è ottimizzazione per i motori di ricerca, ma soltanto
rischio di penalizzazioni. Le parole
chiave vanno usate in un contesto, producendo un discorso
scorrevole.
- SEO
non è testo nascosto: nel 2009 c’è ancora chi si ostina a
inserire testo nascosto nelle pagine web. L’ho visto fare a delle web
agency, l’ho trovato in siti professionali. Ciò che è nascosto è
sinonimo di truffa. L’utente deve sapere ciò che è scritto in una
pagina
web. Lo dice Google e lo dice la logica. E l’etica.
- SEO
non è link nascosti: altra tecnica che ancora persiste. Il link
nascosto è peggiore del testo nascosto: è ancora più subdolo. Un link è
un collegamento a un’altra pagina web: perché dovrebbe essere tenuto
nascosto all’utente? Un link ha valore, come le parole chiave, se
inserito in un contesto. Se è nascosto significa che è fuori da ogni
contesto. Porta soltanto a penalizzazioni.
- SEO
non è linkare l’aria: sì, c’è anche chi linka l’aria. Un ibrido
a metà fra il testo e il link nascosto. Si tratta di inserire il tag
<a> vuoto, nessun testo linkato, soltanto il tag con la url. A
cosa porti non si è ben capito. L’utente non può vederlo, ma il motore
di ricerca sì. E cosa farà Google quando scoprirà un link che non è un
link? Penserà a una disattenzione? No di certo, visto che quel
link-che-non-è-un-link viene inserito a fine testo.
- SEO
non è neanche usare link condom: proteggere i link per non far
disperdere link juice e pagerank. Ma ora, con i nuovi cambiamenti in
casa Google, riguardo alla modellazione
del pagerank, bisogna stare attenti a come si usa il nofollow. Per i
link esterni è proprio necessario? Per alcuni link interni lo è
senz’altro. Ma non chiamatemi SEO quello che fanno siti come Wikipedia,
ADNKronos e simili.
- SEO
non è produrre contenuti inutili e chiamarli welcome page:
quante pagine di benvenuto dovrebbe avere un sito? Penso che una sia
più
che sufficiente. Ha senso produrre testi brevissimi per spingere parole
chiave e sinonimi? Che valore e utilità avranno per l’utente che le
legge? Scrivete una bella ed efficace welcome blurb,
piuttosto.
- SEO
non è indossare un cappello nero: le tecniche
black hat non sono etiche. E’ come fare soldi andando a rubare.
Potete farla franca, certamente, ma il rischio è altissimo. E quando vi
pizzicano le penalizzazioni sono dure da digerire. Non parlo del testo
nascosto, che comunque rientra in questo campo, ma di tecniche più
elaborate come cloaking, doorway, desert
scraping, ecc.
- SEO
non è neanche indossarne uno grigio: della serie sono onesto ma
faccio il furbo. Le tecniche gray hat sono a metà fra quelle scorrette e
quelle pulite. Non sconfinano troppo in quelle oscure, ma si
allontanano da quelle corrette. Una via di mezzo, insomma. Certo, ma
sempre tecniche non lecite sono, anche se “diluite”.
- SEO
non è ignorare l’HTML:
il codice che fa muovere un sito non può essere sconosciuto a chi si
occupa di ottimizzazione e posizionamento. L’ottimizzazione di una
pagina web prevede l’uso di tag e attributi che non possono essere
ignorati. Non si può ottimizzare un sito senza sapere come funziona: è
come voler migliorare le prestazioni di una vettura senza conoscere
nulla della sua meccanica.
- SEO
non è usare i comunicati stampa per spingere una chiave: a che
cosa servono i comunicati stampa? A comunicare una notizia, un evento.
Fanno parte del web marketing. Devono essere usati
quindi a scopi di puro marketing, non a fini SEO. Non ha quindi senso
inserire in un
comunicato stampa 3 anchor text identici.
White Hat SEO e
Black Hat SEO: tecniche a confronto
Cappello bianco o cappello nero? Quanto amate il rischio?
La differenza fra le tecniche bianche e quelle oscure è che nel primo
caso il posizionamento si ottiene nel lungo periodo, mentre nel secondo
nel breve periodo.
L’esempio citato poco prima calza ancora a pennello: se lavori,
guadagnerai una cifra X dopo un mese, se vai a rubare puoi guadagnare
una cifra dieci volte più grande di X in un’ora.
Se segui le normali regole dell’ottimizzazione e le strategie di
posizionamento corrette, dovrai aspettarti risultati dopo mesi, mentre
con oscuri artifici puoi ottenere quei risultati in meno tempo.
Questa è la differenza fra le due tecniche SEO. Ma c’è anche un detto: il
crimine non paga.
SEO: un concetto ridondante
A pensarci bene, lo stesso concetto SEO, e con esso tutta la
letteratura che finora è
stata scritta al riguardo, è perfino ridondante. Sottolinea e ribadisce
concetti che sono già impliciti nel significato stesso di pagina web.
I novelli webmaster si spaventano di fronte alla parola SEO, ma ne sono
attratti
anche, perché credono che, imparando tutte le nozioni che ruotano
attorno a questo nuovo mondo, gli si possano finalmente spalancare le
porte della prima pagina di Google.
Quando invece SEO
è nulla di più che HTML
e comunicazione.
Non ho detto che è niente di più semplice, ma che i concetti
SEO sono già
contenuti nel linguaggio HTML
e nei fondamenti della comunicazione.
Una pagina web deve comunicare. Comunica informazioni agli utenti. Va
quindi realizzata secondo delle regole, che non sono regole SEO,
bensì regole di
un linguaggio: come pagina elettronica usa i tag del linguaggio HTML (e
di altri linguaggi)
per essere letta da un browser e come pagina usa il linguaggio corrente
per essere letta da un essere umano.
Se volete imparare tutti i segreti del mondo SEO, cominciate a studiare
il linguaggio HTML e quello italiano.
Che altra definizione sai dare del concetto SEO?
Pubblicato da Seo spam
il 8 giugno 2009
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